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La struttura

Fontane è una minuscola frazione poco sopra Estoul, a 1900 metri di quota, composta da quattro baite e un moderno alpeggio. Chi fosse arrivato anni fa avrebbe trovato quattro ruderi, segni di quel passato che le nostre montagne raccontano con orgoglio e malinconia.

Risalivano alla seconda metà dell’Ottocento, e venivano usate solo da giugno a settembre: ognuna aveva al piano terra una stalla per una decina di mucche, al primo piano la piccola abitazione dove si faceva anche il formaggio.
Dopo un periodo di abbandono le baite sono state, in tempi diversi, ristrutturate. La nostra è la più grande, si trova al numero 2: ha una camerata da sei posti e due camerette da due, un salone pieno di libri e una bella cucina.

La struttura è interamente in legno, rivestita all’esterno dalla pietra degli antichi muri, e anche il legname degli interni è stato recuperato per costruire i letti, il tavolo, le panche, la biblioteca. Tutto larice tagliato nei boschi qui intorno un paio di secoli fa.
L’edificio di oggi e quello di una volta sono molto diversi, ma fatti dello stesso materiale, e quanto alla destinazione d’uso ci piace l’origine della parola stalla: che significa dimora, riparo, luogo dove sostare, non diversamente dalla parola rifugio.

Il progetto di ristrutturazione, concluso nel 2021, è degli architetti Andrea Di Franco, Gianfranco Orsenigo e Claude Leveque.